Ultima modifica: 27 Marzo 2021

25 marzo 2021 Dantedì

 

Istituita nel 2020 dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro Dario Franceschini, il 25 marzo celebra la data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia.

In particolare, questa edizione  del 2021 è quella più significativa perché  avviene nel settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta.

E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?».

Ed elli a me: «Questo misero modo
tengon l’anime triste di coloro
che visser sanza infamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro
delli angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

E io: «Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?».
Rispuose: «Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa»

“Non ti curar di loro, ma guarda e passa” è una delle citazioni più usate ma è una storpiatura di quello che è il vero originale scritto da Dante che recita “non ragioniam di lor, ma guarda e passa” e che si riferiva agli Ignavi dell’ Antinferno.

Gli ignavi, ovvero i colpevoli d’indolenza o di viltà di fronte alle responsabilità del proprio  stato o della vita.

Trattasi di una categoria di individui senza forza di volontà, pigri spiritualmente, coloro che non prendono mai una netta posizione: i vili, i codardi.

Dante, pone questa categoria di peccatori nell’Antinferno, sono anime sì dannate, ma talmente indegne tanto da non essere annoverate né fra le pene dell’Inferno né tra quelle del Paradiso.

Sono persone che nella vita non hanno mai agito né per il bene né per il male, non hanno mai avuto né espresso idee proprie e si sono sempre adeguati alla massa, all’idea del più forte.

Coloro “che mai non fur vivi”, recita Dante nel disprezzo totale.

Mi sono soffermato su questo canto perché credo che proprio nel periodo emergenziale che stiamo vivendo, non ci sia spazio per persone pregne di ignavia ma di donne e uomini che sappiano compiere scelte volte al bene comune.

Il Dirigente scolastico

Maurizio Primo Carandini